inquinamento elettromagnetico:
COS'E' E COSA SI RISCHIA
Gli uomini, come tutti gli esseri viventi,
si sono evoluti in un ambiente immerso in un fondo elettromagnetico
naturale, generato dal sole, da fenomeni metereologici, dal
campo magnetico terrestre ecc.
Lo sviluppo di fonti elettromagnetiche artificiali
ha fatto sì che i valori di irraggiamento cui sono sottoposti
gli abitanti delle aree più industrializzate del pianeta
aumentasse in modo esponenziale: da una densità di 0,00007
milliWatt per centimetro quadrato - valore medio dell'irraggiamento
solare - ad esposizioni che vanno da 0,001 fino a 100 mW/cmq.
Questo è ciò che si intende per “inquinamento
elettromagnetico”. Circa suoi effetti sulla salute umana
nel lungo periodo, è difficile trovare una risposta.
Le principali sorgenti elettromagnetiche
artificiali si dividono in due tipi sulla base della frequenza
delle emissioni:
L'entità dei rischi legata all'esposizione
ad un campo EM dipende dall'intensità del campo, dalla
durata e dalla distanza rispetto alla sorgente. In caso di esposizioni
di breve durata a campi di elevata potenza, si hanno effetti
acuti (“effetti termici”) sui quali
c'è una buona conoscenza medica.
L'esposizione per lunghi periodi a campi
molto più deboli produce invece “effetti
a lungo termine” che conosciamo molto meno: il
primo studio scientifico sull'argomento è del 1979.
Per i campi a bassa frequenza
(elettrodotti, centrali elettriche) sembra accertato un aumento
del rischio di contrarre leucemie infantili (IARC Agenzia Internazionale
per la ricerca sul cancro, luglio 2001) Test citogenetici hanno
indicato che questi campi accelerano la proliferazione cellulare
e, in base alla dose, danneggiano il Dna delle cellule, anche
solo temporaneamente (Università Cattolica di Milano,
2001)
Gli effetti dei campi ad alta frequenza
generati dalle stazioni radiobase per telefoni cellulari e dalle
trasmittenti radio-tv, sono più difficili da valutare.
Effetti biologici dell'esposizione a questi campi sono stati
riscontrati a livello cellulare, ma non è chiaro come
tali effetti influiscano sulla salute dell'organismo: ricerche
dell'Università West Ontario e dell'Istituto di ricerche
nucleari Walter Reed di Washington evidenziano l'insorgenza
di patologie oculari - cataratta e alterazioni del cristallino
- nei ratti (J. Trevithic, 1986) e nei bovini (Smith e al.,
1985).
Va comunque tenuto presente che la ricerca
scientifica può individuare la presenza di un effetto,
ma non accertarne per principio l'assenza: fino agli anni '70
non c'erano dati che provassero la nocività dei campi
a bassa frequenza oggi classificati “possibilmente cancerogeni”
dalla IARC.
Per questo è giustificato che le
legislazioni in materia adottino un atteggiamento fortemente
cautelativo in tutti i casi in cui gli effetti sanitari sono
coperti da incertezze scientifiche.
È il caso della “legge quadro
sulle emissioni” (36/2001) che non si ferma a stabilire
i valori limite di esposizione, ma indica obiettivi di qualità
da raggiungere in un certo arco di tempo, in modo differenziato
per diversi scenari di esposizione, sulla base di considerazioni
protezionistiche che adottano misure più restrittive,
per tutelare la popolazione da possibili effetti a lungo termine.
DOCUMENTI
CAMPI ELETTROMAGNETICI E SALUTE PUBBLICA
• Il "Progetto internazionale
campi elettromagnetici" dell'O.M.S.
• La valutazione dello IARC
(formato
Word - 35 kb)
RICERCHE E STUDI
• Programma triennale CNR-ENEA
• Università La Sapienza,
Roma
• Università Cattolica,
Milano
• Parlamento Europeo - Ufficio
per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche
(formato
Word - 34 kb)
INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO
Una dettagliata esposizione a cura di C.
Castaldini.
(formato
Word - 52 kb)